“The Nursery Alice”, di Lewis Carroll

Sinossi

Un giorno Alice si addormenta sotto un albero e incomincia a fare uno strano sogno: vede arrivare di corsa un Coniglio bianco con un panciotto e un orologio da taschino. Il Coniglio è agitato e ha molta fretta perché ha un appuntamento con la Regina di cuori. Incuriosita dal suo strano comportamento, Alice decide di seguirlo, ma cade in una buca e si ritrova in una stanza con un tavolo e tante piccole porte. Qui scopre la magia delle etichette “BEVIMI” e “MANGIAMI” che fanno diventare molto grande o molto piccola la persona che ne fa uso. Prima Alice beve da una boccetta e diventa minuscola, poi mangia un pezzo di torta e ritorna grande, anzi, enorme. A questo punto Alice, disperata, inizia a piangere talmente tanto che le sue lacrime formano una pozza.
All’improvviso riappare il Coniglio bianco che scambia Alice per Marianna, la cameriera, e spaventato dalla sua altezza, scappa via. Per lo spavento però, fa cadere a terra i guanti e il ventaglio. Alice li raccoglie e, facendosi aria con il ventaglio, riesce a tornare di nuovo piccola. Insieme a un topo, nuota ed esce dalla pozza di lacrime. È tutta bagnata, ma per fortuna incontra il Dodo e altri amici che le insegnano la corsa-caucus per asciugarsi alla svelta. Una volta asciutta, decide di andare a prendere un nuovo paio di guanti a casa del Coniglio bianco. Alice entra, prende i guanti nella sua camera e beve da un’altra bottiglietta con la scritta “BEVIMI”. Per la seconda volta diventa talmente grande da occupare tutta la stanza e, con un calcio, spedisce fuori dal camino Bill, la lucertola che il Coniglio bianco, impaziente, aveva mandato di sopra per farsi prendere i guanti. Dietro l’angolo, spunta un tenero cucciolo che vuole giocare con Alice. Il cucciolo è enorme e Alice pensa che giocare con lui sia troppo pericoloso. Così si allontana e poco dopo incontra un Bruco blu che fuma narghilè sopra un fungo. Alice gli confessa di essere sconvolta da questi continui cambi di statura. Dopo aver ritrovato l’altezza ottimale grazie ai consigli del Bruco, Alice va a far visita alla Duchessa e al suo bambino. Infastidita dall’aspetto sgradevole e dai modi bruschi della Duchessa, Alice decide di fuggire via e portare con sé il neonato, che nel bosco si trasforma in un maiale. Prosegue il suo cammino e incontra uno strano gatto capace di sparire e riapparire con estrema disinvoltura. Alice gli chiede quale strada deve prendere e il gatto, sorridendo, le spiega come raggiungere il Cappellaio matto e la Lepre marzolina. Alice arriva proprio all’ora del tè e si unisce alla loro festa strampalata.
Alla fine del viaggio, Alice arriva nel giardino dalla terribile Regina di cuori dove le Carte, i suoi servi, sono alle prese con della vernice rossa. Devono ritinteggiare le rose del giardino e sono molto preoccupati, perché se la Regina li scopre, taglierà loro la testa. Qui Alice vive nuove incredibili avventure: gioca a una strana versione di Croquet, vede il Grifone e la finta Tartaruga ballare la Quadriglia delle aragoste e infine viene chiamata a testimoniare al processo del Fante di Cuori, incriminato per aver rubato le tortine della Regina. Alice si rifiuta di testimoniare e incolpare il Fante per qualcosa che non ha visto, inciampa e fa cadere i membri della giuria. La Regina, furiosa, vuole tagliarle la testa, ma Alice, stanca di tutte le cose insensate che le succedono, risponde a tono e scatena l’ira di tutte le carte. Alice finisce così vittima di una pioggia di carte che la fa svegliare e uscire da quello strano, lunghissimo sogno.

Estratto

Capitolo IV – LA CORSA-CAUCUS

Quando Alice e il Topo uscirono dalla pozza di lacrime, ovviamente erano tutti bagnati: e lo stesso vale per le altre curiose creature che erano ruzzolate là dentro. C’era un Dodo (è il grande uccello in primo piano che si regge sul bastone da passeggio); e una Papera; e un Lorichetto (è proprio dietro alla Papera e li guarda dall’alto); e un Aquilotto (è a sinistra del Lorichetto); e tanti altri.

Beh, non avevano la minima idea di come fare per asciugarsi. Ma il Dodo – che era un uccello molto saggio – disse che l’unico modo era fare la corsa-caucus. E secondo te, che cos’è?

Non lo sai? Beh, che ignorante! Ora fai molta attenzione, rimedio io alla tua ignoranza!

Prima di tutto, devi avere un percorso. Dovrebbe essere una specie di cerchio, ma in realtà non è importante la forma, basta che faccia un giro in tondo e ritorni al punto di partenza.

Poi devi mettere tutti i corridori sul percorso, qua e là: non importa dove, basta che non li ammassi troppo.

Poi non c’è bisogno che dici: «Uno, due, tre, via!», ma lasciali partire quando vogliono, e finire quando vogliono.

Così queste creature, Alice e gli altri, continuarono a correre in tondo, finché non si asciugarono di nuovo. E poi il Dodo disse che tutti avevano vinto e che tutti dovevano avere un premio.

Ovviamente toccava ad Alice dare i premi. Ma non aveva niente, solo qualche caramella che aveva trovato per caso in tasca. E ce n’era giusto una a testa. E per Alice non c’era nessun premio!

Quindi cosa hanno fatto, secondo te? Ad Alice rimase solo il ditale. Ora guarda la figura e vedrai cos’è successo.

Le traduttrici – Cristina Galimberti, Martina Ricciardi, Ilaria Stoppa traduttrici-carroll

Ci siamo conosciute tra i banchi di un master in traduzione letteraria, ormai tre anni fa, e abbiamo deciso di fare della nostra più grande passione un lavoro. Per questo abbiamo deciso di unire le forze sotto un progetto comune: Parole Migranti. Al momento organizziamo workshop di traduzione letteraria e siamo sempre in cerca di nuove proposte editoriali.

Martina Ricciardi – Sono nata il 19 luglio di ventisette anni fa, a La Spezia, ma pochissime ore dopo mi sono spostata a Lerici, dove ho passato quasi tutta la mia vita, per ora (fatta eccezione per gli studi e l’Erasmus in Russia, nella fredda e magnifica San Pietroburgo). Dopo la maturità classica mi sono laureata in Teorie e Tecniche della Mediazione Interlinguistica presso l’Università degli Studi di Genova. Dopo un anno, mi sono iscritta al corso di laurea magistrale in traduzione (percorso letterario) a Milano ed è stato amore a prima vista, o meglio, a prima traduzione. Ho partecipato a diversi workshop di traduzione letteraria organizzati da La Nota del Traduttore, STL Formazione e Babel Festival di Bellinzona, per il quale ho tradotto e pubblicato alcuni brani tratti da As Flies To Whatless Boys, un romanzo dello scrittore Robert Antoni, originario di Trinidad e Tobago. Da qui nasce la mia passione per la lettura caraibica e postcoloniale. Mi piace leggere, cucinare torte e viaggiare. Ah, il mare. Mai e poi mai potrei vivere senza.

Cristina Galimberti – Io invece sono nata ventisei anni fa, a Seriate, e da allora vivo in un paesino racchiuso tra le montagne bergamasche e affacciato sul lago di Endine. Insomma, un angolo di paradiso. Eppure, la mia passione per le lingue straniere e la mia voglia di conoscere sempre cose nuove, mi spinge a cercare, muovermi e viaggiare. Ho studiato a Milano, alla facoltà di mediazione linguistica e culturale (lingue: inglese e tedesco) e dopo un breve periodo sabbatico a Berlino (città che mi è rimasta nel cuore) mi sono iscritta al corso di laurea magistrale (percorso letterario) a Milano. Lì ho capito cosa volevo fare da grande. Ho partecipato alla traduzione dal tedesco del reportage La frontiera dei cani di Marie-Luise Scherer pubblicato da Keller nel 2014 e del racconto La collezione invisibile di Stefan Zweig pubblicata da Pagine d’Arte nel 2015. I miei hobby? La lettura, lo sport e l’oroscopo. Per non parlare dei miei gatti, sanno sempre come strapparmi un sorriso.

Ilaria Stoppa – Sono nata ventisette anni fa a Ivrea, la bella cittadina dalle rosse torri famosa per il carnevale delle arance. A diciassette anni è cominciato il mio percorso migratorio. Mi sono trasferita a Roma, dove ho finito il liceo classico per poi iscrivermi alla facoltà di Interpretariato e Traduzione dell’università Luspio. Il mio amore per la lingua francese mi ha portato a fare un anno della triennale a Lille, dove, per la prima volta, ho capito l’arte e la magia della traduzione. Ho deciso quindi di iscrivermi al corso di laurea magistrale (percorso letterario) a Milano. Lì, ho avuto la possibilità di partecipare alla traduzione in francese del fumetto Medhelan– la favolosa storia di una terra, scritto in occasione di Expo 2015 e pubblicato dalla casa editrice Star Comix. L’ultimo workshop che ho frequentato (Mediterraneo in traduzione) mi ha permesso di tradurre il racconto Trop tard della scrittrice algerina Hajar Bali. Sono una grande appassionata di letteratura magrebina. Spero che tra le tappe del mio percorso migratorio ci sia presto un bel viaggio alla scoperta del nord Africa.

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