Selezione di racconti di Amelia B. Edwards

I testi sono storie di fantasmi che mancano però di alcune delle caratteristiche che invece si ritrovano in altri racconti dello stesso genere: il macabro, il terrore dell’ignoto, la malvagità dell’essere soprannaturale o le atmosfere lugubri e malsane delle grandi città del tempo. Essi invece sono arricchiti di riferimenti autobiografici e di un amore spassionato per l’arte, tipico dello stile della scrittrice. My Brother’s Ghost Story e The New Pass sono accomunati dalla stessa ambientazione alpina tra Svizzera e Germania.

My Brother’s Ghost Story (1865)

Fu pubblicata per la prima volta nel numero natalizio del 1860 della rivista di Charles Dickens, All the Year Round, per poi entrare a far parte dell’antologia curata dalla stessa Amelia Edwards nel 1865, Miss Carew.
Una particolarità di questo racconto è l’impossibilità di discernere il genere del narratore poiché, a differenza delle altre due storie qui analizzate, My Brother’s Ghost Story non ha come narratore diretto il protagonista della vicenda né se ne conosce il nome, visto che gli altri personaggi si rivolgono a lui solo come “signor”. Degna di nota è anche la precisione con la quale la scrittrice fa riferimento ai nomi delle località in cui la storia si svolge.
Mostrando così quell’attenzione ai particolari che caratterizzano tutti i suoi scritti rendendo vivace e realistica la narrazione.
Anche questo racconto è ambientato nelle Alpi svizzere ed è pieno di rimandi ai viaggi che portarono la scrittrice in quei luoghi nel ventennio tra il 1851 e il 1873.
La storia ha inizio tra le Alpi svizzere presso Grindlewald, dove il protagonista alloggia in un alberghetto chiamato Adler. Qui incontra quelle che saranno i suoi compagni di stanza per una notte: due fratelli italiani originari di Firenze, Battisto e Stefano, venditori di quadretti e mosaici e altre chincaglierie italiane, e un giovane commerciante di carillon originario del Kandersteg, Christian Baumann.
Christian comprò, per otto franche, dagli italiani un quadretto raffigurante la tomba di Caio Cestio da far adattare a spilla e regalare alla futura moglie Marie. Il ragazzo, all’inizio indeciso sull’acquisto poiché il quadretto raffigurava un sepolcro, si lasciò successivamente convincere a comprarlo dalle parole del protagonista, secondo cui quella raffigurata fosse in realtà la tomba di un pagano.
Dopo aver deciso di viaggiare tutti insieme verso Lauterbrunnen, gli uomini attraversarono le Alpi Bernesi raggiungendo a sera la loro meta. Per tutto il viaggio però il protagonista si sentì triste e malinconico, mentre i suoi compagni apparivano felici e gioviali; arrivati in città, mentre i giovani decisero di passeggiare per la città, il protagonista restò in camera a scrivere delle lettere. Christian intendeva partire il mattino dopo all’alba per arrivare un giorno prima dalla fidanzata e per questo alle nove il gruppo cenò insieme per poi tornare ognuno alla propria stanza. Al mattino dopo il protagonista trovò ad aspettarlo solo gli italiani che gli riferirono l’invito di Christian al suo matrimonio della settimana seguente. I tre uomini allora si separarono contando di incontrarsi ad Interlaken per poi proseguire fino a Kandersteg e arrivare in tempo per il corteo della sposa.
La sera di quello stesso giorno, il personaggio principale era sempre più inquieto tanto da non riuscire a dormire o a concentrarsi nella lettura.
Cercando di ridestarsi da una sorta di apatia che lo aveva attanagliato, aprì la finestra lasciando che la pioggia lo risvegliasse; in quel momento sentì la melodia di uno dei carillon di Christian trasportata dal vento. Credendo che l’amico fosse ritornato a causa del mal tempo, cercò di individuarlo nella tempesta; ebbe poi l’impressione di sentire la musica all’interno della sua stanza e che da un momento all’altro l’amico sarebbe apparso, ma l’unica cosa che riuscì a percepire fu un freddo di morte che gli attanagliava le membra togliendogli quasi il fiato. Questa strana debolezza durò solo qualche secondo per poi essere rimpiazzata da un minimo di energia vitale che gli dette giusto la forza di chiudere la finestra e accasciarsi su una sedia. Profondamente segnato da ciò che era successo, avvolto nelle coperte si addormentò sulla sedia solo dopo aver controllato che l’orologio si era fermato venti minuti prima della mezzanotte.
Il mattino dopo, a colazione, indeciso se prendere una vettura o andare a piedi fino ad Interlaken, vide arrivare all’albergo di nuovo Battisto. I due iniziarono a parlare delle loro rispettive strane avventure della notte precedente. Alla fine, iniziarono a temere per la sorte di Christian e decisero di organizzare una spedizione di ricerca con le migliori guide dei dintorni. Il gruppo, arrivato fino alla cittadina di Steinberg ai piedi del ghiacciaio Tschlingel, lo stesso che Christian avrebbe dovuto attraversare per giungere a Kandersteg, iniziò la scalata dal lato destro del ghiacciaio. Mentre si apprestavano a scalare uno spuntone di roccia, Battisto vide Christian, nello stesso momento del protagonista, poi improvvisamente sparì come se non ci fosse mai stato. Sopraffatti dal dolore e dallo stupore, i due chiesero alle guide se avessero visto qualcosa, ma nessuno sembrava essersi accorto di nulla.
Entrati nel crepaccio, dove credevano di aver visto l’amico, dopo una decina di minuti di cammino una delle guide vide una massa informe: impossibile distinguere cosa fosse. Promettendo un premio in denaro a chiunque fosse sceso a recuperare quello che i due uomini erano sicuri fosse il corpo di Christian, solo la guida più giovane ebbe il coraggio di scendere a fondo nel crepaccio risalendo poco dopo con la salma dell’uomo. Creando una sorta di bara di fortuna con aste e bastoni, il gruppo riportò il corpo fino a Steinberg, dove poi furono aiutati con un carretto per tornare a Lauterbrunnen. Fu compito del protagonista, il giorno dopo, andare fino a Kandersteg e dare la cattiva notizia ad amici e parenti del defunto. Il dolore e la disperazione di Marie furono talmente grandi da restare impresse a fuoco nella mente del protagonista, che ritornato dopo molti anni in quelle zone, vide la tomba di Marie accanto a quella di Christian nel cimitero del villaggio.

The New Pass (1873)

Per dichiarare la maternità dei suoi racconti, negli Stati Uniti attribuiti erroneamente a Charles Dickens, Amelia B. Edwards decise di compilare due antologie: Miss Carew e Monsieur Maurice. Una delle prime tracce del racconto intitolato The New Pass è proprio riscontrabile in questa seconda raccolta, che risale al 1873.
The New Pass è una storia di fantasmi in cui né il macabro né la paura generata dalla suggestione sono i protagonisti.
Il narratore, Francis Legrice, gentiluomo inglese di professione avvocato penalista, sta viaggiando per la Svizzera con il suo amico Egerton Wolfe. Questo tour tra le Alpi Svizzere sarà probabilmente l’ultimo che i due faranno insieme da scapoli, poiché Wolfe presto prenderà moglie.
Stanziati in un paesino chiamato Oberbrunn, i due amici si allenano nell’arrampicata o si godono il posto fumando, leggendo e bevendo del buon vino. Alla fine di una settimana all’insegna dell’ozio, i protagonisti iniziano il viaggio che li condurrà a Schwartzenfelden. Sostando per il pranzo presso un’osteria di montagna suggerita dalla loro guida alpina, i due vengono sommersi dal fiume di parole che il proprietario della locanda spende per l’opera di ingegneria civile che presto porterà prosperità alla zona: il Nuovo Valico. Un progetto innovativo e poco costoso, per il quale non sono stati seguiti i canoni edilizi dell’epoca, partorito dalla mente di un famoso ingegnere del luogo.
Il gruppetto, continuando a scalare la montagna, si imbatte in capannelli di operai che continuano a spaccare e posare pietre; percorrendo i fianchi della montagna fin dove la strada diventa una semplice sporgenza lungo la parete del precipizio, gli uomini finalmente scorgono la bocca del tunnel del famoso Nuovo Valico. La calura, il bianco quasi accecante della strada e delle rocce e una calma surreale dominano il posto.
Poco dopo, la figura di un ragazzo che sventola la mano cercando di impedire che il gruppetto continui il suo percorso, appare sulla strada. A vederlo però è solo Legrice, che descrivendo corporatura, abiti e segni particolari della persona davanti a lui, prima è sorpreso dall’improvviso manifestarsi del ragazzo e poi resta stordito nell’apprendere che è il fratello di Wolfe, Lawrence, che Legrice non ha mai conosciuto, morto una decina di anni addietro a causa della tubercolosi.
L’improvviso dissolversi della figura lascia Legrice basito; mentre Wolfe e la guida si convincono che lo spettro di Lawrence sia tornato dal mondo dei morti per metterli in guardia su qualche tipo di pericolo, convincendoli così a tornare indietro fino all’osteria in cui avevano pranzato e riprendere il viaggio il mattino dopo attraversando il Vecchio Valico; al contrario, Legrice pensa che sia stato tutto frutto della sua mente, una specie di allucinazione, e sicuro di non voler aggiungere altro cammino alle molte miglia già percorse, decide irremovibilmente di proseguire per quella strada. Il gruppo si divide, dandosi appuntamento il mattino dopo a Schwartzenfelden.
Continuando il suo percorso, Legrice cerca sulla strada che lo divide dalla bocca del tunnel qualunque sporgenza o anfratto che un uomo avrebbe potuto usare come nascondiglio per poi sbucare fuori così come aveva fatto l’apparizione; perché Legrice è certo che la sua sia stata soltanto un’illusione e nulla più, ce ne sono stati molti di casi come il suo studiati da eminenti dottori in materia. Ma non trova niente.
Entrato in galleria, il freddo intenso, l’oscurità profonda e le pareti del tunnel grondanti di umidità iniziano a farlo preoccupare. A metà del percorso un rombo sordo lo spaventa, si ripete che è arrivato alla parte del tunnel in cui la cascata vi scorre alle spalle, ma presto si accorge che ai suoi piedi la strada si sta allagando e il livello dell’acqua si alza troppo velocemente. La paura della morte e dell’oscurità lo assalgono, l’istinto di sopravvivenza lo spinge indietro verso l’arco da cui è entrato, giusto in tempo per salvarsi dallo scoppio improvviso del valico. Acqua e detriti sono sparsi ovunque, mentre la cascata che si ricrea un nuovo corso distruggendo la parete di roccia che l’aveva imprigionata. Sfinito e scosso, ma in salvo, Legrice si trascina verso la locanda.
A differenza di Wolfe, Legrice continua non credere che il fantasma di Lawrence abbia cercato di metterli in guardia; un uomo di mondo come lui non può assolutamente permetterselo.

La traduttrice – Valentina Avallone

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Valentina, 28 anni, 15 dei quali passati a cercare di comprendere il mondo attorno a me, la realtà dell’altro, le lingue diverse con la loro visione della vita. Scrivere e tradurre sono sempre stati un pallino fisso; non mi bastava mai leggere un libro solo in italiano, con l’aumentare delle competenze linguistiche ho finito per avere la fissa di comprare lo stesso libro in lingua e poi in italiano… per capire le differenze, rendermi conto delle scelte del traduttore, ciò che aveva “omesso” e ciò che aveva “aggiunto”. Tradurre non è mai dire la stessa cosa, tempo fa scrisse il buon Eco! Mai affermazione fu più vera. La letteratura inglese è la mia preferita da sempre, ma sono aperta a qualsiasi tipo di lettura: dai grandi classici immortali al fumetto, dal saggio critico a quello sulla storia dell’arte. Una laurea Triennale in Lingue e Letterature Moderne Europee, una Specialistica in Traduzione Letteraria Inglese e un Corso di formazione editoriale sono quanto mi aiutano oggi a coltivare il mio sogno: crescere, assieme alla mia passione per la letteratura e all’amore incondizionato per le lingue straniere.

E-mail: vale.ava88 AT gmail.com
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