“El Alcalde de Zalamea”, di Calderón de la barca

Sinossi

Con El alcalde de Zalamea Calderón ci presenta la sua “historia verdadera” raccontandoci una verità essenziale, quella del conflitto tra i contadini e i militari dovuto alla differenza sociale. L’opera rientra nella categoria del dramma tragico e ha come tema il concetto di Onore, onore oltraggiato che porta inevitabilmente ad un risvolto tragico e sanguinoso.

Calderón presenta l’azione nell’estate del 1580, quando le truppe di Filippo II avanzarono in Portogallo per difendere i diritti degli Asburgo sulla Corona del regno vicino.

Si suppone che un gruppo di soldati si fermò brevemente a Zalamea la Serena e che per un’imprudenza del Capitano tutti i contadini gli si scagliarono contro e si fecero giustizia con le proprie mani.

Le scene sono organizzate secondo un gioco conflittuale tra l’armonia e la discordia: Zalamea la Serena, da sempre luogo bucolico e tranquillo, vede spezzare il suo equilibrio dall’entrata dei soldati portatori di discordia. La superbia del Capitano prende il sopravvento sulla disciplina e lo porta a compiere il crimine della violazione ai danni della figlia dell’Alcalde, Pedro Crespo; di fronte al disdegno del Capitano riguardo ad un ‘matrimonio riparatore’, Pedro Crespo ne ordina la (illegale) esecuzione.

Pedro Crespo si scontra con personaggi appartenenti a classi privilegiate, personaggi dall’onore “verticale” che valuta in base all’importanza del rango di appartenenza; l’onore di Pedro Crespo, al contrario, è un valore vero, sincero, basato sulla virtù, un onore “orizzontale” ossia senza alcuna gerarchia, ugualitario.

La giustizia ‘fai da te’ di Crespo verrà accolta, aiutata dal suo popolo semplice e addirittura premiata con l’elezione a Sindaco vita natural durante.

La traduttrice: Giuseppina De Vita

giuseppina-de-vita

Specializzata nelle lingue spagnolo e francese, subito dopo la Laurea ho avuto la fortuna di cominciare ad insegnare nelle scuole in corsi curricolari ed extra ed in corsi di lingue per adulti. Intanto ho continuato con i miei studi incentrati soprattutto sulla linguistica acquisizionale e la glottodidattica conseguendo un Master in Glottodidattica delle Lingue Straniere e offrendo diversi contributi in questa direzione (anche con la pubblicazione di due rassegne sul tema sul corriere di informazione online Il Lume).

Da tempo svolgo lavori di traduzioni per privati, ma solo da un po’ ho cominciato a lavorare nel campo editoriale con due lavori di traduzione sulla didattica e neuroscienze in aula (in pubblicazione) e un racconto breve.

Perché so che la traduzione è per me più ancora e prima di un lavoro una vera vocazione? Perché sono fermamente convinta del fatto che tradurre sia una vera e propria missione, il traduttore possiede gli strumenti per rendere accessibile un’opera a lettori di un altro Paese, il suo compito sta nel costruire l’invisibile ponte che abbatte  i confini linguistici e collega i popoli veicolandone creazioni culturali. La traduzione è “una sfida etica”, una missione, una responsabilità e necessita di una vera e propria vocazione per essere portata a termine.

Costruire ponti tra le infinite Babeli odierne mi gratifica e appassiona, ecco perché so di avere la vocazione alla traduzione.