INTERVISTA A FRANCESCA MANICARDI [A CURA DI FRANCESCA FELICI]

Francesca Manicardi gestisce Punto F come interprete, traduttrice e copywriter. Laureata in Scienze della Mediazione Linguistica e con una specializzazione in Interpretazione di Conferenza, dopo una breve (e sfortunata) parentesi come dipendente, nel 2014 apre partita iva e inizia a lavorare a tempo pieno come freelance.

Nel 2016 fonda il Freelance Lab, il primo percorso di mentoring in Italia per aspiranti freelance con il quale condivide gioie e dolori della vita da libera professionista con le sue “caviette”.

A settembre ha fondato la Punto F Academy, una non-scuola di lingue online dove organizza corsi di inglese, tedesco e francese di gruppo e individuali.

Scrive su tre blog proprietari: per Punto F racconta il lavoro di interprete e traduttrice, per il Freelance Lab scrive articoli sulla vita da freelance, per l’Academy dà consigli per studiare le lingue straniere e racconta aneddoti, curiosità e approfondimenti sull’inglese, il tedesco e il francese.

Ha due newsletter: Puntina, che arriva ogni venerdì e parla di lingue, e quella del Freelance Lab che arriva ogni primo martedì del mese.

Ciao, Francesca. Ti conosco da qualche anno e ti ho sempre sentito consigliare la diversificazione delle attività per affrontare meglio periodi di crisi. Puoi parlarcene un po’?

La diversificazione è per me uno degli aspetti più importanti per noi freelance, direi fondamentale per restare a galla. Ne abbiamo avuto un esempio lampante quest’anno a causa del COVID. La diversificazione sarebbe proprio per continuare a lavorare nei periodi di difficoltà. Non possiamo permetterci di avere un unico cliente, un unico settore, un’unica lingua di lavoro. Avere almeno un paio di lingue ci garantisce di poter lavorare più con una o più con l’altra a seconda dei periodi. È importante avere clienti dislocati anche in paesi diversi.

In alcuni periodi potremmo aver bisogno di integrare con un lavoro dipendente, ma questo non deve portarci a praticare tariffe al di sotto del minimo considerato professionale anche qualora non fosse la nostra unica fonte di reddito. Il nostro lavoro deve comunque restare nell’ottica dell’etica e della professionalità, e questo include comportarsi in maniera corretta anche nei confronti dei nostri colleghi.

Nel mio caso, ho iniziato ho aperto la partita IVA come interprete-traduttrice ma il primissimo incarico che mi è stato affidato è stato di insegnante, attività che non pensavo di svolgere, perché non ritenevo che fosse la mia strada. Ho così alternato fin da subito traduzione, interpretariato e insegnamento. Con il tempo, poi, ho ampliato ulteriormente la mia offerta di servizi e ho inserito anche il copywriting perché, occupandomi molto di transcreation, c’era a volte l’esigenza di creare dei contenuti in italiano e, siccome scrivere a me è sempre piaciuto moltissimo, è una cosa che ho coltivato e continuo a coltivare.

Poi è nato il Freelance Lab, grazie al quale condivido le mie esperienze da freelance, cerco di rendere consapevoli i futuri liberi professionisti di ciò che li aspetta. Infine, è arrivata la certificazione di accompagnatrice turistica, che apparentemente non ha a che vedere con la mia attività, ma mi è capitato di dover accompagnare dei clienti stranieri, perché avevano bisogno di supporto linguistico, e per questo ruolo è necessario avere un’abilitazione specifica. Ho deciso quindi di offrire anche questo servizio, che oltretutto si coniuga molto bene con la mia passione per i viaggi. Il 2020 doveva essere l’anno dell’accompagnamento turistico e dei viaggi ma sappiamo tutti come è andata.

Questo fatto di diversificare è visto da molti come una dispersione di energia e di sforzi e anche come mancanza di competenze. Per me, invece, è normale che si sviluppino delle competenze che siano complementari tra di loro ed è normale anche specializzarsi in ambiti diversi. Infatti, come tutti gli esseri umani, cambiamo, oltre al fatto che possono subentrare delle vere e proprie esigenze a livello lavorativo, come è stato nel mio caso con l’abilitazione ad accompagnatore turistico.

Oltre ad essere traduttrice e interprete, sei insegnante di lingue e anche mentore dei traduttori freelance di Freelance Lab, il primo percorso per gli aspiranti traduttori tecnici freelance in Italia. Come ti è venuta quest’idea e quali conclusione hai potuto trarre da quest’ esperienza che è oramai al quarto anno?

Il Freelance Lab è la mia seconda creatura dopo Punto-F, la mia attività di traduttrice e interprete ed è nato da due esigenze molto forti. La prima era quella di dare risposte a domande per le quali non avevo trovato risposte se non facendo molti sbagli. E la seconda esigenza era quella di creare un luogo confortevole, una sorta di community dove le persone si potessero fidare le une delle altre, che non è una cosa così semplice e scontata, e dove si potessero sfogare, gioire dei successi personali, scambiare consigli, dare un conforto e, soprattutto, dove si potesse sviluppare una complicità contrapposta alla rivalità della concorrenza che vediamo spesso nei nostri colleghi. Credo molto nella condivisione genuina e nel riuscire a fare gruppo, fare rete e supportarsi a vicenda.

Ci tengo a sottolineare che commettere errori secondo me è il modo migliore per poter imparare, ma al tempo stesso ci sono alcune cose di cui non abbiamo consapevolezza quando si apre una partita IVA. Dico sempre che sono diventata freelance in modo molto ingenuo, credendo che avrei lavorato tutto il giorno, tutti i giorni come traduttrice interprete, e che in molti avrebbero richiesto i miei servizi. In realtà, ovviamente, non è stato assolutamente così, e ho imparato a mie spese e sulla mia pelle quanto fosse fondamentale avere già una struttura, cosa che io non avevo e che ho imparato dopo un anno e mezzo circa. Il primo anno e mezzo non ho mai fatto preventivi, accettavo semplicemente le proposte che mi venivano fatte da agenzie di traduzione e mi trovavo in grande difficoltà a stabilire il mio valore.  Non avevo mais sentito parlare di condizioni di incarico, tutta una serie di cose che pensandoci adesso mi fa rabbrividire perché sono alla base della attività da freelance. Proprio questi errori mi hanno portato a voler condividere diciamo una sorta di cassetta degli attrezzi da fornire a chi voleva intraprendere questa strada. E quindi si, bisogna saper assolutamente tutto il lavoro che c’è dietro un’attività da freelance, per esempio l’importanza di conoscere il proprio regime fiscale, come preparare una fattura, le eventuali tasse e imposte che bisogna applicare.  

Inoltre, bisogna sapere come funziona la promozione, il marketing digitale, quindi i social media: bisogna cercare di capire se è il caso di farsi un sito internet e nel caso in cui si opti per farlo bisogna avere ben chiari quali sono gli obiettivi e soprattutto gli investimenti necessari.

Quando il Freelance Lab è nato, era qualcosa che mancava e di cui c’era assolutamente bisogno. Ne ho avuto conferma per le tante iniziative che sono nate negli ultimi anni con lo stesso identico intento.

Scommetto che a breve ci saranno altre novità in casa Punto-F. Ci puoi anticipare cosa bolle in pentola?

Sì, allora, in realtà ho appena lanciato una grande e importante novità, un progetto al quale tengo molto e al quale ho lavorato negli ultimi sei mesi. Si tratta dell’Academy, la mia scuola di lingue. Ho voluto creare questo spazio dopo il lockdown, perché dall’oggi al domani ho dovuto trasportare online tutte le mie attività di insegnamento e, se in un primo momento pensavo che questo mi avrebbe penalizzata, non avendo più il contatto diretto con i miei studenti, in realtà questo si è rivelato un’opportunità perché ho avuto modo di far partire nuovi corsi con studenti da tutta Italia. Ho capito le potenzialità di una didattica da remoto, in questo caso dedicata agli adulti.

E così ho iniziato a programmare questo sito, dove propongo corsi un po’ di tutti i tipi, quindi ci sono i classici corsi online di gruppo, ma anche i percorsi individuali basati sulle esigenze di ogni studente. Il cuore vero e proprio dell’Academy sono i videocorsi, cioè lezioni registrate cui ci si può abbonare per il periodo desiderato, esattamente come il Freelance Lab. Sono lezioni registrate di cui si acquista l’abbonamento e da vedere dove e quando si desidera per il periodo acquistato.

Alla base dell’Academy c’è una didattica dall’ approccio semplice e diretto, senza fronzoli: cerco di dare il massimo supporto agli studenti in un ambiente dove si sentano liberi di sperimentare, di provare, anche sbagliando, sapendo però che dall’altra parte non c’è nessuno che li giudica né che li umilia per gli errori commessi perché questi fanno parte del processo di apprendimento. Durante le lezioni svelo quei trucchetti che mi sono stati molto utili quando ero anch’io una studentessa di lingue e che penso possano essere utili anche agli altri. Le lingue che insegno sono l’inglese, il tedesco e il francese ovvero le mie lingue di lavoro.

E, per finire, una domanda che ti avranno fatto mille volte, ma che non posso non farti… cosa consigli a un giovane aspirante traduttore che vuole capire come scoprire la sua strada: traduzione o interpretariato? Lavoro dipendente o autonomo?

Innanzitutto, di non paragonarsi agli altri colleghi o amici perché ognuno ha una traiettoria diversa. Poi di non aver paura di sperimentare o di cambiare strada. Siamo esseri umani in costante evoluzione per cui qualcosa che ci piace oggi non è detto che ci piacerà anche tra tre anni, cinque anni, dieci anni.

Sia la traduzione che l’interpretariato non sono mai stati settori facili, perché c’è tanta concorrenza, spesso spietata e anche un po’ scorretta, quando sono applicate tariffe troppo basse anche per chi sta entrando nel mercato.

Per quanto riguarda il campo specifico della traduzione, sta soffrendo molto a causa dell’avvento della traduzione automatica e del post editing, che sta rivoluzionando completamente il modo di tradurre.  Per questo ho cominciato a rivolgermi a settori più creativi, come la transcreation e il marketing dove gli argomenti hanno bisogno di essere riformulati e dove la scrittura deve essere bella e non meccanica.

Anche per l’interpretariato è un periodo molto difficile perché sono stati cancellati tutti gli eventi che erano in programma da marzo a ottobre.  Le modalità sono cambiate perché ci si sta spostando sul remoto e questo crea delle nuove problematiche: non sempre l’interprete è preparato per gestire un evento in streaming. L’interprete, in questo caso, deve essere anche un po’ tecnico, avere delle conoscenze approfondite dei sistemi che vengono utilizzati per poter riuscire a svolgere al meglio il proprio lavoro.

Venendo invece al dubbio amletico se scegliere il lavoro dipendente o il lavoro autonomo, bisogna semplicemente riconoscere quali sono le proprie inclinazioni. Una partecipante al Freelance Lab, per esempio, dopo aver frequentato le lezioni, ha capito che il lavoro da freelance non era fatto per lei.

Bisogna essere realisti e capire se si ha effettivamente bisogno di avere delle entrate fisse, e quindi optare per un lavoro dipendente, oppure se si può, investire qualche tempo per cercare di far partire la propria attività da freelance.

Quello che spesso ci dimentichiamo è che come freelance siamo degli imprenditori. Il fatto di avere una partita IVA è come avere un’azienda con la differenza che è tutto concentrato su di noi: la contabilità, il marketing, la relazione con i clienti.

Concludendo, i miei consigli sono:

  1. provare e non farsi demoralizzare dai no che si ricevono perché li abbiamo ricevuti tutti e li continuiamo a ricevere anche dopo tanti anni di lavoro,
  2. essere onesti e preparati, che è il requisito fondamentale, lavorare in modo etico.
  3.  per la traduzione, il mio consiglio è sempre quello di chiedere a un qualche collega più esperto di rivedere il lavoro che fate, in modo così da avere un riscontro e poter imparare dagli errori. Questa revisione è un investimento che secondo me vale la pena fare, una sorta di “tirocinio” come freelance che può essere davvero molto utile per il futuro.

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