Il ricercatore iconografico

Uno splendido articolo, da leggere e rileggere!

Saper scegliere le foto più adatte ai contenuti non è solo un’arte, ma anche una professione.

Per concludere l’anno in bellezza mi sono regalata un ultimo corso, perché la formazione continua non è solo un requisito fondamentale della professione e delle due associazioni di categoria di cui faccio parte (ANITI e Chartered Institute of Linguists), ma anche una necessità personale. Per continuare a crescere, a perfezionarsi e a imparare cose nuove.

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12 thoughts on “Il ricercatore iconografico

    1. Dici bene, Riccardo. E te ne accorgi provando, appunto. Si tratta di un mix di predisposizione, competenze ed esperienza, non facile da raggiungere, e che a scopo commerciale presuppone la consulenza di un professionista, per ottenere risultati professionali. Proprio come per la traduzione 😉

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      1. Verissimo. Purtroppo in troppi ancora sottovalutano questo tipo di mansioni con il tipico (e quanto mai odioso) “ehhh… sai cosa ci vuole!” al quale ogni volta ho la tentazione di rispondere “provaci e mi saprai dire!”

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      2. Idem nel settore delle traduzioni: ma cosa mai ci vorrà, basta sapere l’ABC di una lingua e il gioco è fatto, no? Credo che il web sia una grande freccia al nostro arco per far conoscere le nostre professioni, e tutto lo studio e il lavoro che ci sono dietro. E per capire che si tratta di professioni, e non di hobby. Anche se la strada da fare per sradicare certi pregiudizi è, purtroppo, ancora lunga, temo.

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      3. Eh già! Anche per le traduzioni mi sto accorgendo sia valutandole in qualità di lettore per una casa editrice sia facendolo in prima persona dell’importanza, innanzitutto, dello studio del tipo di linguaggio per rendere al meglio le opere degli autori. Per esempio l’inglese della A

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      4. Certamente la traduzione letteraria presuppone la conoscenza dell’autore e saper trasferire le sue peculiarità in italiano. Ma anche nella traduzione cosiddetta tecnica, in realtà vastissima, di cui mi occupo, saper trasferire e adattare tono, registro, abitudini, aspetti culturali, oltre che la lingua (che già di per sé non è cosa di poco conto), è fondamentale. Lo è moltissimo, per esempio, nel settore marketing e comunicazione di cui mi occupo più di frequente. 😉

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      5. Occorre specializzarsi: io vengo da un background di lavoro in azienda nel settore ospitalità, marketing, comunicazione e pubblicità, per cui lavoro soprattutto su testi di questo tipo. Poi ho studiato per specializzarmi anche nel settore legale, o meglio in una parte, perché anche questo è un settore vastissimo. In altri casi, lavorando con agenzie di traduzione assiduamente su uno stesso cliente, arrivano poi altre specializzazioni, per esperienza e frequentazione: nel mio caso carrelli elevatori e stampa, per esempio… Grazie per questo bello scambio di idee! 😉

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      6. Grazie a lei! Infatti mi sto accorgendo anch’io che, come dice il noto proverbio, non si smette mai di imparare e non solo nella lingua “di partenza” del testo (nel mio caso l’inglese) ma persino per quel che riguarda l’italiano che, come dice il Professor Franzò del romanzo di Sciascia “Una storia semplice”, “…è il ragionare”.
        Ancora grazie!

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  1. Ah come dici bene! La lingua madre è fondamentale per un traduttore. Spesso ci si concentra sulla lingua straniera, tralasciando invece una formazione continua sulla nostra lingua, che è invece fondamentale. A settembre l’associazione ANITI, di cui faccio parte, ha organizzato i festeggiamenti per il 60° presso la Casa del Manzoni a Milano, con un congresso proprio sulla lingua italiana (qui trovi il racconto, se può interessarti: https://translationcurator.wordpress.com/2016/10/09/aniti-festeggia-i-suoi-primi-60-anni/). Ritroviamoci su Facebook (e diamoci del tu!) 🙂

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